Fortune Magazine ha Tim Cook sulla prossima copertina e propone un articolo su come il CEO stia cambiando l’azienda “ereditata” da Steve Jobs.



L’analisi svolta dal magazine pone in luce alcuni dei caratteri salienti della nuova gestione di Cook e soprattutto del modo in cui si sta rapportando ad essere l’erede di una leggenda come Steve Jobs.

Fortune evidenzia come il CEO, piuttosto che accontentarsi di vivere sotto l’ombra di Jobs, abbia intenzione di dare una sua impronta personale all’azienda e proprio per questo le sue mosse potrebbero creare polemiche con i “fedeli di Apple“.

Cook, che siede spesso a pranzo con i suoi dipendenti,  in un recente discorso durante una cerimonia a Cupertino in memoria di Jobs, ha chiesto di onorarlo in questo modo: “Non chiedetevi cosa farebbe Steve, piuttosto chiedetevi cosa sarebbe meglio per Apple”.

Qualcuno potrebbe definirlo preoccupante, invece il giornale osserva che sotto la guida di Tim Cook l’azienda starebbe assumendo un impianto più accomodante per il mondo degli affari, più tradizionale e confacente con le regole del business (quelle stesse regole che Jobs amava contraddire totalmente).

Ecco alcuni segnali secondo Fortune dell’impianto più “normale” che starebbe caratterizzando l’azienda:

Quando Adrian Perica, un ex banchiere di Goldman Sachs, è entrato in Apple diversi anni fa, era un unico dirigente il cui unico compito era fare affati . In sostanza sotto Steve Jobs si occupava di fusioni e acquisizioni per Apple.

Oggi Perica è a capo di un reparto con tre professionisti di sviluppo aziendale sotto di lui e di uno staff di supporto, in modo che Apple possa lavorare su 3 offerte contemporaneamente.

Non c’è alcun dubbio che l’azienda stia attraversando un momento di mutamento, dovuto anche all’estrema capacità organizzativa e alla passione per l’efficienza operativa del nuovo CEO.

Un’azienda aperta, corporativa, orientata all’innovazione; come un vero e proprio “motore esecutivo” come ha affermato Max Paley, un ex ingegnere che ha lavorato per Apple sino alla fine del 2011; Paley conferma che alle riunioni non è più l’ingegneria che ha l’ultima parola, ma sono le richieste del “product management” e della “global supply amanagement”

Quello che si spera è che questo impianto funzionale ma rigido, orientato dalle esigenze dell’economia, non sopprima la creatività di un’azienda come Apple che su queste basi ha fondato il suo successo.


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