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Fare gli eroi non sempre paga. Lo sa bene Roger Kline, un addetto alle vendite di un centro commerciale degli Stati Uniti che è stato licenziato per aver tentato di fermare un ladro. Kline, 51enne, lavorava da tre anni nel reparto computer del megastore Best Buy a Billings, nel Montana: era tra i dipendenti più efficienti. Il destino però gli ha giocato un brutto scherzo. Ecco come si sono svolti i fatti.

Lo scorso 28 marzo, un uomo entra nel negozio per rubare due computer portatili. Kline si trova vicino alle porte di ingresso del centro commerciale e sente annunciare dagli altoparlanti che qualcuno sta cercando di trafugare dei laptop. Quando avvista l’uomo che sta scappando con la refurtiva — il valore era di 1.600 dollari, il dipendente del negozio si sposta verso l’ingresso. Mentre è in fuga, il ladro inciampa e sbatte prima sul pavimento e poi sulla prima delle due porte di entrata. A quel punto, Kline istintivamente si avventa sul delinquente, lo scaraventa a terra e lo tiene bloccato in attesa che arrivi la polizia. Quando sembra che le cose si siano risolte nel migliore dei modi, il direttore del negozio si avvicina e dice a Kline: “Roger, devi lasciarlo andare“. Il dipendente si attiene agli ordini del suo capo e molla la presa. Al suo posto si mette un cliente, che tiene fermo il ladro fino a quando arriva un poliziotto e lo arresta.

Missione compiuta? No. Se l’uomo che ha tentato di rubare i computer, Brent Carter Latendresse, 45 anni, ora si trova in carcere con l’accusa di furto ed è in attesa di processo, non si può dire che il diligente addetto alle vendite di Best Buy abbia avuto una sorte molto migliore: dopo l’incidente, infatti, è stato rimosso dal suo posto di lavoro e in questo momento sta cercando un nuovo impiego. Il motivo? Secondo i responsabili di Best Buy, Kline ha fatto un grave errore: non ha rispettato le regole interne dell’azienda che vietano a tutti i dipendenti di intervenire in casi del genere. La “policy” del megastore impone infatti di non interferire anche se si tratta di crimini colti in flagrante. Kline sapeva che poteva essere licenziato per quell’azione ma ha sottolineato di aver agito d’istinto, come se il furto fosse stato ai suoi danni e non a quelli dell’azienda. “Se qualcuno tenta di rubarti qualcosa, lo fermi“, ha detto. “Quando ho visto quell’uomo fuggire dal negozio con due computer l’ho sentito un po’ come un affronto personale“.

Oltre al danno (il licenziamento), per Kline c’è stata anche la beffa: l’ex dipendente non ha ricevuto immediatamente la comunicazione di aver perso il lavoro ma solo dopo un mese. Subito dopo l’incidente, l’azienda ha chiesto infatti a Kline di redigere un rapporto in cui doveva dare la sua versione dei fatti e specificare di essere a conoscenza dei regolamenti interni. Poi, per circa trenta giorni non ha ricevuto nessuna notizia sul suo futuro. Nel frattempo, un comitato di persone incaricate dall’azienda stava celebrando il “processo” nei suoi confronti e Kline non poteva nè incontrare nè parlare con nessuno dei suoi “giudici”.

Mi hanno tenuto in sospeso per un mese“, ha affermato. “Ogni giorno andavo a a lavoro solo per salutare il capo e vedere se avevo ancora un impiego perché nessuno mi diceva niente“. Dopo tre settimane passate in ansia, Kline ha mandato un’e-mail al suo principale per avere novità. La risposta che ha ricevuto è stata: “Un rappresentante del comitato che sta esaminando il suo caso ha preso un periodo di permesso ma la decisione verrà presa in breve“. E cosi è stato. Lo scorso 26 aprile, Kline è stato chiamato nell’ufficio del suo principale e ha ricevuto l’annuncio dell’involontaria separazione tra lui e l’azienda, ovvero licenziamento con effetto immediato. Tempi duri per gli eroi.

Fonte: Yahoo! Italia


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