Brutte, notizie sono arrivate dall’azienda nipponica Sony, che, nella giornata di mercoledi’, ha annunciato che un attacco hacker al Playstation Network ha permesso a pirati informatici di rubare i dati personali di 77 milioni di utenti, comprese le informazioni sulle carte di credito utilizzate per la registrazione e l’acquisto dei giochi sul Network Playstation. Tutti hanno subito pensato ad una vendetta, per la recente causa legale ai danni di Geohot, alla sua partecipazione attiva all’hackeraggio… Geohot, indignato, risponde: “non sono pazzo, e preferisco di gran lunga non avere l’FBI che mi bussa alla porta…“, nega quindi qualsiasi tipo di coinvolgimento nell’hackeraggio del sistema PlayStation Network e si dichiara dispiaciuto per le persone che hanno subito il furto dei dati della carta di credito.



Ecco la traduzione della sua dichiarazione:
Sono vicino a coloro che hanno subito l’attacco, non farò battutine su Sony, nè mi scuserò con nessuno se certi dati non sono stati tenuti correttamente. E, per tutti coloro che mi credono coinvolto in questa vicenda, voglio solamente dire che non sono pazzo, e preferisco di gran lunga non avere l’FBI che mi bussa alla porta. Far funzionare homebrew e produrre jailbreak è figo e tutto il resto, ma entrare in un server e rubare database di informazioni degli user non lo è affatto. In questo modo, tutta la comunità hacker riceve una pessima pubblicità, nonostante l’attacco fosse mirato a Sony

GeoHot (ed io sottoscrivo) ha inoltre aggiunto che, se si dovesse scegliere a chi dare la colpa, questa ricadrebbe ai dirigenti, e non ai responsabili dei server: “non incolpiamo gli ingenieri di Sony, ma i suoi dirigenti… Se si fossero comportati con buonsenso, avrebbero preso tutta la faccenda con una maggiore serietà. Invece, hanno continuato a farsi beffa degli hacker, a cui hanno addirittura dichiarato una guerra, non credevano alla possibilità che qualcuno potesse entrare nei loro server, ed hanno continuato ad assumere più avvocati di quanti ne avessero effettivamente bisogno, al posto di ingenieri. Avere la community hacker come nemico non è una buona idea…”

Infine, Geohot ha mostrato quali erano i suoi piani previsti dopo il jailbreak di PS3: “..una delle cose che volevo inserire a gennaio, prima che Sony iniziasse la sua causa nei miei confronti, era una sorta di store alternativo, in cui le console con il jailbreak potessero scaricare homebrew e giochi non retail senza rovinare l’esperienza altrui. Purtroppo, gli eventi successivi hanno bloccato tutto.” In sostanza avremmo avuto una app simile a Cydia sulla PS3, nell’assoluta legalità ma Sony con la sua ottusità non lo ha permesso…


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