Aperitivo con un calice di prosecco, a cena un bicchiere di rosso accostato a un filetto di tonno e un rosato per ogni occasione. I vini (italiani) sono così versatili da liberarci da molti pregiudizi sull’occasione giusta per consumarli.
Le sorprese non mancano. «Rossi, bianchi, spumanti. Sono tutti adatti ai mesi estivi, purché siano freschi e dalla corposità sottile», spiega Fabiano Guatteri, giornalista esperto di enogastronomia.

«Ci sono ROSSI più delicati di molti bianchi di grande struttura. Una volta i pescatori romagnoli mangiavano la frittura con il sangiovese», aggiunge Guatteri. «Tra i doc dell’Alto Adige, per esempio, un vino non molto concentrato e con bassa gradazione è il Lago di Caldaro.



Oppure, il Rossese della Riviera ligure di Ponente. Mentre, al sud, una novità è il Fichimori, prodotto in Puglia da Tormaresca. È chiamato anche “rosso freddo”, perché viene servito a una temperatura di circa 10 gradi».

Spazio poi alle BOLLICINE. «La soluzione estiva potrebbe essere il Blanc de blancs, fatto solo con uve bianche», aggiunge l’enogastronomo.

E BIANCHI di ogni genere. Verdicchio, Moscato, Vermentino. «Sono tutti dissetanti, si sposano con qualsiasi piatto e sono indicati per ogni occasione».

Tra bianco e rosso c’è anche una via di mezzo, nel colore ma non nel gusto: è il ROSATO, una rivincita italiana degli ultimi anni. Secondo Le Figaro, i francesi (leader mondiali nel settore) stappano una bottiglia di rosé ogni quattro; in Italia invece questo vino, delicato, fruttato e adatto a tutti i piatti, è stato spesso considerato di serie B. Colpa di un pregiudizio che lo vedeva soltanto come il frutto di una miscelazione tra rossi e bianchi. Non è più così. E al Vinitaly 2011 è stato molto apprezzato e particolarmente promosso dalla Puglia, tra i primi territori di produzione, per qualità e quantità. «Il Salento ha un’annosa tradizione di rosati».

E le novità d’oltralpe? Champagne on the rocks. «Di sicuro è dissetante, ma se nello champagne ci metti il ghiaccio e una fogliolina di menta, allora diventa un cocktail», scherza Fabiano Guatteri. In un mondo dove l’etichetta ha un valore, anche il nome conta.

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