Dal 21 giugno al cinema “When we are strange”: ascesa e caduta della magnetica star



Gli anni 60 bruciavano come il suo fuoco e lui, James Douglas Morrison, l’egocentrico e visionario artista fuggito da tre college, aveva già capito quanta forza avessero le sue parole, le sue idee, le sue provocazioni pubbliche. Oggi, a 40 anni dalla sua morte (il 3 luglio 1971), Jim è ancora qui. E viene celebrato. Il 21 giugno è uscito il film documentario di Tom DiCillo When we are strange, domenica 3 luglio lo stesso lavoro approda su Studio Universal (digitale terrestre) alle 21:15 e dal 6 luglio sarà anche in Dvd (arrichito con la versione originale). In più, il 5 luglio ecco A Collection (su etichetta Rhino), cofanetto con i suoi leggendari dischi della band di Los Angeles e la colonna sonora del film (14 brani) con poesie scritte da Morrison e lette da Johnny Depp (voce narrante della versione originale.

Sarà anche una grande operazione commerciale, ma la musica dei Doors, resta tremendamente attuale: basti pensare che ogni anno vengono venduti oltre 1 milione di dischi e che ciclicamente si riparla di morte misteriosa e ipotetici Morrison che vivono sulle Ande o sulle sponde del Mississippi. Il viaggio di When we are strange – con la voce narratnte di Morgan – non lascia nulla al caso. Dalla storia personale del Re Lucertola ai ruoli determinanti degli altri tre membri del gruppo: il tastierista Ray Manzerek, architetto del suono con cui Jim inizia a pensare alla band, John Densmor (batterista e motore pensante) e Robby Krieger (chitarrista e autore dei pezzi come quello di Light my fire).

Il film è ricco di rarità e analizza senza censure il volo in paradiso e lacaduta all’inferno di un ragazzo geniale e fuori dagli schemi, ripudiato dal padre ammiraglio della Marina Usa e messo sotto accusa dall’Fbi per atti osceni in luogo pubblico. Bollato dal proprietario del locale Whisky A-go-go come “bastardo e depravato”, Morrison era un “onnidipendente”. Dipendeva dagli umori umori della della sua storica fidanzata Pamela Pam Courson, dagli acidi prima e dalle bottiglie poi. Pretendeva “amore” dai suoi fan e si concedeva.

Dentro i suoi pantaloni attillati nascondeva sesso e carisma. Era uno sciamano che i suoi amici di bevute e musica non hanno mai giudicato né invidiato. Ai concerti volavano sedie, secchi di vernice, le ragazze s’infilavano sotto il palco per annusarlo, la polizia faticava a contenere la folle che bruciava di ardore soltanto alla sua verità. Magnetico e fragile. “La sensazione è che vivo ogni giorno una profonda tristezza – racconta Jim nel film di DiCillo – come se non fossi mai casa mia e mai sicuro di niente”. Voleva diventare poeta e abbandono’ il gruppo all’apice del successo, rifiutando dollaroni per cedere i diritti di Light my fire a una pubblicità di auto. Volo’ a Parigi con Pam, per scrivere versi, sognare. E farsi seppellire nel cimitero di Pére-Lachaise, accanto a due poeti che hanno illuminato la sua via: Apollinaire e Oscar Wilde.


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