Sono mesi difficili per l’economia del nostro Paese. Mesi in cui gli ordinativi e il fatturato calano costantemente. In effetti i dati dell’Istat dello scorso settembre non lasciano spazio all’ottimismo e le tendenze, quindi, ci danno una chiara visione del lento declino dell’export che rimane l’ultima ancora di salvataggio per le imprese italiane.

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Il calo complessivo dei ricavi industriali è di circa il 6% su base annua, calo dovuto a un pesante – 8% nel mercato interno e -0,1% sul mercato estero. Che questi non fossero mesi brillanti per l’economia italiana lo si poteva intuire anche da altri indicatori come ad esempio il crollo dell’export di circa il 4% e una brusca riduzione della produzione industriale del 5%. In particolare la Germania (per noi lo sbocco principale per l’export) ha ridotto, in un mese, i suoi acquisti di ben il 10%. E’ quindi ovvio che con tali presupposti scendano gli incassi ma soprattutto le commesse.

Facendo un’analisi settore per settore emerge una tenuta nel settore dei beni di consumo mentre sono svariate le difficoltà per i settori legati agli investimenti: nello specifico per i beni durevoli c’è stato un calo del 9%, per i beni intermedi un calo del 7%, mentre i beni strumentali hanno registrato un -6%. A risollevare le sorti a dir poco drammatiche troviamo il settore energetico, nel quale i ricavi sono cresciuti, per merito degli aumenti dei listini, di quasi il 2%.

Anche il settore oleodinamico tiene: in crescita l’export di elettrovalvole (oleodinamicaromana.com/elettrovalvole-atos/) Nei singoli comparti la tendenza non può che essere negativa, con il record del settore metallurgico in calo del 16% su base annuale (tiene solo la produzione di pompe idrauliche). Resistono solo il settore alimentare e i mezzi di trasporto, probabilmente gli unici comparti che sono rimasti illesi di fronte alla recessione.

Questo momento di grande crisi per il nostro paese è confermato anche dagli ultimi sondaggi di Deloitte. Se infatti nel 2010 l’Italia era al ventesimo posto oggi siamo scesi di altre undici posizioni e, probabilmente, in futuro la tendenza continuerà ad essere negativa.


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