Quasi sempre, soprattutto nelle campagne di comunicazione effettuate dagli istituti di credito, si pone l’accento sui guadagni derivanti dagli interessi sul conto corrente; troppo spesso invece non si presta attenzione ai tassi di interesse passivi e alle spese (fino a pochi giorni fa troppo alte) da sostenere in caso di scoperto.



Da qualche giorno, però, per i correntisti italiani, è cambiata la normativa sul cosiddetto scoperto di conto. Dal 1 ottobre, infatti, sono entrate in vigore le regole del decreto del 30 giugno scorso sulla remunerazione degli sconfinamenti dei conti correnti bancari, norme che in realtà erano già attive dal 1 luglio (ma solo per i nuovi conti correnti). In pratica, per chi dovesse andare in rosso sul proprio conto corrente, non ci sarà più l’obbligo di pagare le commissioni: la norma si applica però solo per quegli scoperti che non superino i 500 euro e solo nel caso tale situazione non persista più di una settimana consecutiva in un trimestre.

Il decreto, quindi, ha finalmente reso operative le norme dell’articolo 117 bis del Tub (testo unico bancario) riguardanti gli sconfinamenti e gli affidamenti nel contratto bancario. Il decreto prevede che, in aggiunta al tasso debitore applicato sullo scoperto, le commissioni siano ammesse ma solo per determinate situazioni e importi. Vediamo nel dettaglio come e quando vengono applicate le commissioni.

Conti correnti con fido

Nel caso di affidamento (cioè se l’ istituto di credito ha aperto una linea di credito nei confronti del cliente con facoltà per quest’ultimo di utilizzarla), le commissioni non potranno superare lo 0,5% sull’importo del fido, a trimestre.

Conti correnti senza affidamento

Nel caso invece in cui non ci sia un fido sul conto, oppure il cliente dovesse andare in rosso sulla somma concessa tramite fido, l’istituto bancario potrà solo far pagare una cosiddetta “commissione di istruttoria veloce”. Si tratta in pratica di un rimborso spese il cui importo non è stato definito con precisione nel decreto. Nel decreto infatti viene solamente stabilito che la commissione non debba superare i costi per l’istruttoria (che normalmente si aggirano attorno ai 40 euro). Infine il decreto prevede che questa commissione non venga applicata per scoperti inferiori ai cinquecento euro la cui durata massima è di sette giorni consecutivi a trimestre.

www.conticorrentiaconfronto.it – Guida online ai conti correnti.


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