L’Italia e la Francia sono le nazioni più famose al mondo per quanto riguarda la produzione di grandi vini. Le differenze a livello enologico tra le due nazioni sono molte, ma una è particolarmente significativa: se in Francia le specie di uve (vitigni) sono relativamente limitate, in Italia esse sono decine, anzi centinaia.



Per intenderci, le uve con cui si produce vino sono definite autoctone e alloctone. Semplificando molto, le prime sono presenti esclusivamente in un determinato territorio e lì trovano l’eccellenza della loro produzione (per esempio il Nebbiolo delle Langhe, da cui il Barolo e il Barbaresco); le altre hanno la capacità di crescere e dare frutti in territori, zone, paesi e continenti differenti (tra queste citiamo tra gli altri i famosi Cabernet Sauvignon e Chardonnay).

Anche se a principio potrebbe apparire come una difficoltà o addirittura un problema, questa particolarità italiana rappresenta un ‘patrimonio’ da curare attentamente e su cui investire tutte le forze della produzione e della promozione: pare infatti questo l’unico modo attraverso cui far emergere l’eccellenza tricolore nel ‘mare’ del vino presente nel mondo (le nazioni più importanti già presenti su tutti mercati mondiali del vino sono: Francia, Spagna, Germania, Stati Uniti, Cile, Argentina, Sud Africa, Australia, Nuova Zelanda;  a cui dobbiamo aggiungere le nazioni cosiddette emergenti quali, tra le altre, Turchia, Georgia, Moldavia, Cina)

A seguire cercheremo di prendere in considerazione alcuni vitigni autoctoni italiani, “pescandoli” da differenti regioni italiane, a dimostrazione del fatto che tutta la nostra penisola è ricca di questo tesoro.


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