Da ormai molti anni la Cina evidenzia una crescita economica molto grande: si dice che entro i prossimi dieci anni diventerà la prima potenza al mondo, sopravanzando anche gli Stati Uniti. In Cina, come sappiamo, si produce di tutto e da qualche anno a questa parte anche i consumi interni crescono, seppur in maniera molto differenziata tra le varie zone del paese e tra le differenti classi sociali (che sono ben evidenti, anche se si tratta ancora di un paese socialista).

Il vino è un prodotto che è già entrato tra le fasce ricche (politici, notabili e imprenditori); in questo caso si tratta di consumi estemporanei, legati al concetto di status-symbol, che in Cina è dilagante: si beve – il più delle volte senza sapere cosa si degusta – il vino più caro del ristorante o dell’enoteca, per rendere manifesta la propria capacità economica (non di rado, per esempio, si vedono ricchi cinesi abbinare il Barolo al pesce crudo…).



E pian piano il vino entra anche nei consumi della fascia media, che rappresenta comunque una minoranza rispetto alla massa della popolazione che ancora vive in condizioni di semi-povertà: in questo caso i vini bevuti sono prodotti da uve internazionali, normalmente di fama.

In generale ai cinesi piacciono i vini rossi molto morbidi e fruttati, lo spumante che è per definizione praticamente solo Champagne, più alcuni vini dolci che si bevono nei locali del ‘karaoke’. I vini bianchi sono una rarità (sono considerati troppo ‘deboli’) e non esiste consumo di vino rosato (molti cinesi ritengono che esso sia una miscellanea in bottiglia tra vini rossi e bianchi scadenti!).

Insomma, un universo ancora da scoprire e dove c’è ancora molto da lavorare.


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