In un mondo dove purtroppo l’apparenza conta sempre di più, anche le etichette dei vini devono essere al passo con i tempi.

Al di là di quanto possa sembrare, questo è un discorso abbastanza complesso, perché si intrecciano tra loro le regole obbligatorie prescritte dalla legge del paese di produzione del vino con le esigenze del mercato di vendita, sia che coincida con quello di produzione sia che invece sia differente (caso molto frequente, come sappiamo).



In generale – per fortuna, potremmo dire – esistono almeno due grandi filoni di proposte: quello legato alla tradizione, dove le  etichette sono da anni se non da secoli uguali a se stesse e nelle quali il consumatore si riconosce e a cui si affida completamente (riconoscibilità del marchio, quindi automaticamente della qualità vino) e poi quello che si basa sulla novità, sulla volontà di stupire e accattivare il potenziale (e spesso nuovo) cliente.

Una volta adempiuto agli obblighi di legge, i produttori possono far volare la fantasia: normalmente però quasi tutti si affidano a chi la fantasia la usa per mestiere, cioè le agenzie di grafica e marketing. Queste ultime sono ormai sempre più esperte a studiare i mercati, le tendenze, i gusti dei consumatori, addirittura le disposizioni degli scaffali delle enoteche e dei supermercati. E’ in quest’ultimo posto infatti che la battaglia si fa più dura: il consumatore si trova davanti ad un vero e proprio “muro” di bottiglie di vino e, se non è esperto o già deciso, all’ottanta per cento delle volte sceglie il vino da mettere nel carrello in base…. all’etichetta! (non ce ne vogliano, ma sembra che la percentuale salga ancora se a scegliere è il gentil sesso).

A tutti noi la decisione migliore, nella speranza di ottenere la cosa più importante: un vino buono!


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